Tendinite e tendinopatia

Approfondiamo una delle patologie più diffuse tra i dolori muscoloscheletrici.

(per un dolore alla spalla cliccate qui)

Dopo una corsa avete iniziato ad avvertire un dolore al ginocchio o al tallone? Sono anni che lavorate con il mouse e il braccio di colpo vi fa male?

Gli esempi possono essere svariati ma la sostanza è sempre la stessa: durante/dopo un’attività compare un dolore localizzato nei pressi di un’articolazione. Passano i giorni e il problema resta ogni volta che eseguite uno specifico movimento: molto probabilmente avete una tendinopatia.

La parola tendinopatia sostituisce quella obsoleta di tendinite ed è oggi il termine corretto da utilizzare in ambito medico. Deriva dal greco “pathos” (dolore) e significa che un tendine vi sta facendo male.

Cerchiamo di capire come funziona questa patologia.

Tutto inizia da uno sforzo che sovraccarica il tendine (ginocchio, polso, piede, etc. a seconda dell’attività) oltre quella che è la sua capacità di carico. Il meccanismo difensivo che si innesca è fondamentale perché il dolore ci impedisce di creare un reale danno al tendine: infatti il sintomo compare molto prima che la struttura possa realmente subire una rottura o una lacerazione. Immaginate il sistema d'allarme delle vostre case: viene installato a porte e finestre, non sulla cassaforte, proprio perché se suona il ladro è ancora lontano dal bottino e non riesce a rubare nulla. Allo stesso modo il sistema dolorifico tende a segnalarci il problema, magari con un dolore anche importante, prima che il tendine inizi a danneggiarsi irreparabilmente. Questo può già tranquillizzarci ma non deve farci dimenticare che se sopraggiunge il dolore ci si deve fermare: l’allarme si è acceso per un motivo.

A livello delle strutture anatomiche possiamo individuare tre fasi:

-una prima fase infiammatoria dopo l'attività che dura nella maggior parte dei casi qualche giorno: è necessaria al corpo per portare al tendine tutte le sostanze necessarie alla guarigione. È l’unica fase dove è utile il riposo.

-nelle settimane successive il tendine ripara MA per farlo bene deve essere sottoposto ad esercizi specifici (clicca qui per approfondire) e ripresa dell’attività sotto la supervisione del fisioterapista.

-in base alle condizioni di partenza, in qualche mese il tendine si è rimodellato completamente ed è perfettamente guarito.

Il problema è che voi non sentite l'avvicendamento di queste fasi ma solo dolore. Per un fenomeno che prende il nome di sensibilizzazione periferica, i vostri recettori dolorifici nel tendine possono diventare più sensibili e segnalarvi dolore lì dove in realtà non c'è più infiammazione (che come abbiamo visto dura relativamente poco). Per questo, nonostante abbiate provato magari a sospendere l'attività per qualche tempo, appena riprendete il dolore ricompare. Bisogna "riprogrammare" i recettori a livello del tendine utilizzando specifici esercizi e trattamenti manuali: Il riposo non è la soluzione migliore per guarire!

Il ruolo del fisioterapista è proprio quello di aiutare la persona a spegnere il sistema dolorifico, gestire il carico nella maniera più ottimale e indirizzare verso eventuali consulti specialistici. L’obiettivo della sinergia fisioterapista-paziente è stare fermi il meno possibile ma contemporaneamente guarire al meglio e prevenire eventuali recidive.

 

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Bibliografia

Cook J, Rehabilitation of Achilles and patellar tendinopathies, Best pract&Research clin Reuma (2007)

Docking SI, Tendinopathy: Is Imaging Telling Us the Entire Story?, j orthop sports Physic ther (2015)

Cardoso TB, Current trends in tendinopathy managment,  Best pract&Research clin Reuma (2019)